Auguri e figli maschi

Ci ha colpito e, non solo perché è ferragosto e siamo a corto di argomenti di cui disquisire e litigare sotto l’ombrellone, un tema che è approdato in questi mesi su alcune riviste di lingua inglese particolarmente serie e autorevoli (ad esempio 1843, un nuovo periodico di The Economist, che normalmente si occupa di tutt’altro). Il tema è: “può il genere del figlio influenzare la solidità del matrimonio?” In tempi politically correct è una domanda difficile anche solo da porre. Tutti risponderemmo senza esitazione di “no”, eppure un certo numero di ricerche svolte recentemente negli USA, con un corredo statistico invidiabile, ha dimostrato proprio il contrario. E, con buona pace del politically correct, le famiglie con figli maschi tendono ad essere leggermente più stabili di quelle senza. La differenza è percentualmente piuttosto piccola, ma statisticamente significativa e abbastanza stabile nel tempo.

La “sciocca e innata rivalità” di Carmen Consoli non c’entra molto – il rapporto tra madre e figlia rimane intatto attraverso gli anni e le vicissitudini familiari – e non c’entra molto nemmeno l’ancestrale preferenza verso i figli maschi. Che poi tanto ancestrale non è, se è vero che dal 1940 a oggi i sondaggisti della Gallup, a fronte alla domanda “vorreste avere un maschietto o una femminuccia?”, riscontrano costantemente nelle giovani coppie americane ben 12 punti percentuali di preferenza per i maschietti. Fate anche voi la prova ombrellone in questi ultimi giorni di vacanza e fateci avere il vostro responso.

La maggior parte degli studi si focalizza sulle dinamiche familiari che determinano, in presenza di figli maschi, una maggiore collaborazione del padre e della madre nella gestione del menage familiare e quindi una maggiore stabilità della coppia.

Se le madri dedicano uguale tempo ai propri figli, siano essi maschi o femmine, il ruolo del padre tende ad essere confinato nella sfera più ricreativa, perlomeno nei primi anni di vita. “Giocare” con un figlio del proprio sesso è decisamente più semplice. Mentre per lavarlo, fare i compiti o insegnargli a mangiare non è che faccia poi così tanta differenza. Quindi, nelle coppie meno legate sentimentalmente, la presenza di un figlio maschio potrebbe aumentare il grado di coinvolgimento del padre nella vita familiare.

Quando poi i figli entrano nella fase più critica dell’adolescenza, per una madre può essere complicato gestire l’esuberanza di un ragazzo, se non c’è un maschio adulto per casa. E’ stato invece verificato che le ragazze hanno una resilienza molto maggiore dei ragazzi a fronte di traumi familiari, come la separazione dei genitori. Questo fenomeno lo abbiamo osservato anche noi di Semi di Melo analizzando le difficoltà scolastiche degli studenti delle Superiori in base alla struttura familiare: i ragazzi che non vivono con entrambi i genitori hanno percentuali di bocciature pari al 36-41%, mentre le ragazze hanno percentuali del 27-31% (vedi qui). In poche parole, una donna scontenta del proprio marito potrebbe essere più tollerante proprio perché il proprio figlio maschio “ha bisogno del padre”.

A voi lettori cercare di capire quale sia la motivazione che vi convince di più e aggiungerne di nuove. La ricetta della famiglia perfetta tanto non l’ha trovata ancora nessuno. Ma a noi interessa capire se esiste, anche nel contesto socio-culturale italiano, una traccia di questo rapporto tra figli maschi e solidità della coppia.

Per questo motivo abbiamo interrogato il database di Semi di Melo e i risultati che abbiamo trovato sembrano confermare le evidenze dei colleghi statunitensi. Ebbene, prendendo a riferimento gli studenti delle scuole superiori di Bergamo e provincia (14-19 anni), il 13,8% delle ragazze vive in famiglie in cui non è presente la figura paterna contro l’11,6% dei ragazzi. Risultati praticamente identici per gli studenti delle scuole medie (11-13 anni) di Gallarate: il 13,9% delle ragazze contro l’11,1% dei ragazzi vive in famiglie senza la figura paterna.

Negli USA le percentuali sono il 39% e il 36%, rispettivamente. In livello assoluto, tra Italia e USA c’è una grossa differenza visto che in Italia la famiglia con figli ancora “tiene”, ma in termini relativi la differenza tra i maschi e le femmine che vivono senza il padre è sorprendentemente simile tra Gallarate-Bergamo e USA (2,2%-2,8% per l’Italia e 3% per gli USA).

 

Marcello Esposito – Semi di Melo

 

 

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