Adolescenti e alcol: alcune riflessioni post-lockdown

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Adolescenti e alcol, abitudini di spesa, rapporto con le nuove tecnologie (e molto altro): grazie ai nuovi dati acquisiti nella prima parte del 2021, all’interno del Progetto Selfie, è stato possibile effettuare un confronto iniziale tra i questionari somministrati pre-lockdown e post-lockdown. L’obiettivo principale della comparazione riguarda la verifica di eventuali cambiamenti significativi negli stili di vita degli adolescenti (immaginabili in seguito alla pandemia da Covid-19). 

Adolescenti e alcol: un’intervista a Franco Taverna

L’ambito in cui abbiamo riscontrato una modifica positiva dei comportamenti abituali è relativo al consumo di alcolici.
Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, infatti, la frequenza d’uso e la spesa settimanale in alcol sono diminuite.

Affrontiamo l’argomento con Franco Taverna, coordinatore generale dell’area povertà educativa della Fondazione Exodus e presidente dell’Associazione Semi di Melo.


1) Confrontando i dati dei questionari su un campione specifico, riferito a ragazzi e ragazze frequentanti le scuole superiori della Lombardia, è emerso che il 38% degli studenti non ha mai fatto uso di alcol nell’annualità 2020/2021, mentre nel 2019 solo il 19% aveva dichiarato di non aver mai consumato alcolici.

Un dato legato, soprattutto, alle limitazioni imposte dal lockdown?

Quanto l’attenzione di un pubblico adulto più attento e responsabile potrebbe influire sulla prevenzione di comportamenti a rischio, che portano i ragazzi ad utilizzare l’alcol fino all’ubriacatura? (il 10% sostiene di averlo utilizzato in questa modalità almeno una volta alla settimana, indipendentemente dal periodo di riferimento).


Cominciamo col dire che, da quando abbiamo iniziato ad utilizzare lo strumento Selfie, nel 2015, il dato dell’abuso di alcolici tra minorenni è sempre stato in crescita. E questo è sicuramente il fatto più preoccupante, tanto più se si considera che non si tratta di vino che si beve durante il pasto ma di una modalità di utilizzo, diciamo, quasi esclusivamente “ricreativa”.

I ragazzi bevono per sballare, l’alcol è un mezzo relativamente economico per “uscire di testa” e risulta particolarmente semplice procurarselo. Ora, uno degli effetti del lockdown è stata la chiusura in casa e, come ci si poteva aspettare, sono diminuiti gli acquisti di alcolici e dunque anche il consumo.

Ma la domanda che gli adulti devono porsi è questa: è possibile che l’unico modo per arginare la deriva dello sballo di alcolici sia la chiusura? Che tra l’altro funziona fintantoché non si trova il sistema per aggirarla… Non ci sono modi più maturi e responsabili da parte del mondo adulto?


Progetto Selfie: “Spesa settimanale in alcol”
– campione riferito a ragazzi frequentanti le scuole superiori della Lombardia –

2) In base ai dati raccolti tra novembre 2019 e marzo 2020, il 59% degli intervistati ha dichiarato di non effettuare alcuna spesa in alcol durante la settimana, contro il 68% nel mese di maggio 2021. Anche questa è un’informazione incoraggiante.

Lockdown a parte, in questo caso, la possibilità di spesa può essere considerata, tra le altre cose, in rapporto alla maggiore o minore disponibilità economica fornita ai ragazzi? La spesa in alcolici, infatti, sembra crescere proporzionalmente con l’aumento della paghetta ricevuta (il 50% dei ragazzi che percepiscono una paghetta superiore ai 51€ dichiara di effettuare questa spesa, a fronte del 31% che riceve da 1 a 10€).


Un dato interessante delle nostre ricerche è il lento ma progressivo aumento della propensione degli adulti a dare soldi in mano ai ragazzi e alle ragazze. La paghetta cresce molto più rapidamente dell’inflazione! Correlando questo dato con l’utilizzo del denaro si vede chiaramente che più si dispone di denaro e più si spende male (nei cosiddetti comportamenti disfunzionali). Anche questo è un forte monito per i genitori. Un padre o una madre devono chiedersi perché e quanti soldi affidano ai figli.

Un genitore responsabile educa i figli al valore delle cose e dialoga con loro su come i soldi vengono spesi.


3) In merito alle motivazioni che, in generale, spingono gli adolescenti a sperimentare l’utilizzo di alcol, ne emergono prevalentemente due: “affrontare momenti difficili” e “provare piacere”. La prima ragione è stata menzionata dal 25% degli studenti tra il 2019 e il 2020; dal 32.2% dei ragazzi nel 2021.

In media, il 21% degli adolescenti ha affermato di assumere alcolici almeno una volta alla settimana, un dato estremamente rilevante se correlato al fatto che circa l’80% dei ragazzi intervistati è minorenne.

In che modo potrebbero essere disciplinate attività di prevenzione in grado di comprendere i bisogni dei ragazzi e di anticipare possibili condotte disfunzionali? Come potrebbero essere d’aiuto genitori e insegnanti nel contrastare la nascita di queste abitudini? È corretto pensare che siano dovute a momenti di smarrimento e incertezza legati alla crescita, ma anche al contesto attuale? Quando si parla di adolescenza, quali particolari vengono sminuiti e quali, invece, ingigantiti?


Qui chiaramente emerge con forza la tematica educativa! Quella dell’uso e abuso di alcolici, così come altre evidenze preoccupanti, a mio modo di vedere ci devono interrogare sulla responsabilità educativa di genitori, insegnanti e operatori educativi. Gli adolescenti sono in un certo modo il riflesso del mondo adulto che sta intorno a loro.

Davanti a questi dati non bisogna puntare il dito contro i ragazzi, ma partire con un serio esame di coscienza, a vari livelli, della società adulta. E soprattutto non fermarsi solo all’analisi, di cui ormai sono piene le testate e le pubblicazioni, ma cominciare a mettere in atto azioni concrete. Suggerisco a questo proposito qualche priorità:

costante e qualificato supporto formativo/educativo alle famiglie, specie quelle con figli piccoli;

coinvolgimento degli adolescenti nelle scelte che li riguardano, penso alla scuola ma anche alla disponibilità di spazi e tempi;

rinnovamento radicale della scuola, in primis la vecchia “scuola media inferiore”, non solo nell’impianto didattico e tecnologico ma soprattutto, direi, nel suo “senso”: non più scuola come erogatrice di contenuti, ma incubatrice e generatrice di vita nuova.


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