Adolescenti, amicizia, il ruolo dei social network

Photo by Julie Ricard on Unsplash

Quando oggi si parla di adolescenti e amicizia, ci si chiede subito quale sia il ruolo dei social network.
Se una volta, infatti, si cercava affannosamente un pezzetto di carta per annotare l’indirizzo e il numero telefonico di un nuovo amico, conosciuto tra i banchi di scuola o durante le vacanze estive, adesso basta “chiedere l’amicizia” su Facebook o “seguire” qualcuno su Instagram. Quest’ultima, in particolare, è la piattaforma attualmente più utilizzata e amata dai ragazzi, insieme all’app Tik Tok.

La prima offre la possibilità di scattare, modificare e pubblicare foto, ma anche di condividere video brevi (le celebri “Storie”).
Tik Tok, invece, permette di creare video di 60 secondi in cui musica e movimento sono i veri protagonisti. 
Secondo la cosiddetta “Generazione Z”, che comprende nati e nate tra il 1997 e il 2010, Facebook e Twitter sono social network ormai obsoleti…

Il ruolo dei social network: l’importante è partecipare

Gli adolescenti, come abbiamo già evidenziato in questo articolo, trovano più facile interagire faccia a faccia con i loro coetanei.
I social non servono più per scambiare informazioni e cercare nuovi contatti, non soltanto almeno, ma sono soprattutto uno spazio di intrattenimento individuale e collettivo, in cui ciascuno cerca di manifestare i propri talenti e costruire una community con interessi affini.

I ragazzi desiderano avere voce, trovare uno stile comunicativo che li rappresenti: le piattaforme digitali sono un mezzo espressivo, che le generazioni precedenti non hanno avuto, con cui poter affermare identità e valori. Se utilizzate con cura, inoltre, offrono spunti utili per esplorare altri mondi e alimentare così la creatività personale. I Vlog su YouTube, sono un esempio pratico di quanto sia cambiata la comunicazione negli ultimi 10 anni: le narrazioni video ormai spopolano ovunque e sono frutto di una nuova concezione della socialità.

Non è importante solo raccontare, ma soprattutto mostrare: le dirette consentono di “sentirsi vicini” ai propri amici e descrivere un’esperienza nel modo più naturale possibile. Insomma, ciò che conta è esserci.

I rischi della sovraesposizione mediatica

Se la voglia di esporsi diventa eccessiva, se ciò che più appaga non è condividere momenti della giornata, video divertenti, foto di viaggio, canzoni o disegni, è bene fare attenzione.

Quando il selfie diventa un pretesto per mostrare solo “il contenitore” e non “il contenuto”, inquadrare il fisico scolpito, l’abbigliamento firmato o, semplicemente, per stare online senza un motivo preciso, la condivisione non è più uno strumento di coinvolgimento e partecipazione, ma un bisogno di far emergere parti di sé al fine di poter apparire e sentirsi riconosciuti.

Chi sfrutta i social network per aumentare la propria autostima tramite l’ammirazione altrui, nel caso in cui non riceva l’attenzione sperata, è destinato alla delusione, senza dimenticare che non sarà mai il numero di “follower”o di “like” a determinare il nostro valore come esseri umani! (nonostante si cerchi in ogni modo di far passare questo messaggio…).

Il rischio principale della sovraesposizione mediatica è quello di perdere il contatto con la realtà, dimenticando che alla base di una relazione autentica c’è il dialogo (e non il “mi piace” a qualunque tipo di post), unito all’empatia (e non all’autoreferenzialità).

Grazie ai nuovi dati che stiamo elaborando, all’interno del Progetto Selfie, scopriremo se la pandemia ha modificato il rapporto adolescenti/social network e, in generale, le modalità di interazione.


Condividi