Conoscere per relazionarsi o relazionarsi per conoscere?

Photo by Timon Studler on Unsplash

Conoscere per relazionarsi è un obiettivo chiave del progetto Selfie, ma non dobbiamo dimenticare che anche il dialogo in sé è una forma di conoscenza, quindi sono essenziali entrambi gli approcci.

Indagare, analizzare, consente di entrare meglio in relazione con gli adolescenti, capire cosa dire e come, quali comportamenti adottare, che tipo di interventi di prevenzione attivare per il domani.

Al tempo stesso, il contatto diretto e, quindi, un ascolto empatico, la risposta puntuale alle loro domande o, al contrario, la comprensione dei loro silenzi, ci aiuta a conoscerli e interagire meglio già oggi.

Il questionario “Selfie” viene proposto in contesti ristretti e ben definiti, all’interno di singoli istituti scolastici: ciò permette di ottenere indicazioni molto pertinenti riferite a quel determinato gruppo di studenti e studentesse. È uno strumento prezioso:

  1. per i docenti, perché offre un’immagine più chiara di chi si trova dietro al banco, una finestra sul mondo interiore e sugli stili di vita dei giovani;
  2. per i genitori, perché dà modo di approfondire la relazione, creare conversazioni più armoniche in un periodo delicato della vita dei figli (il cosiddetto “travaglio adolescenziale”);
  3. per gli adolescenti stessi, perché le domande abbracciano temi importanti su cui probabilmente non hanno mai avuto occasione di interrogarsi… e rappresenta, dunque, un’opportunità di crescita.

Conoscere per relazionarsi, relazionarsi per conoscere: 2 facce della stessa medaglia

In base ai dati raccolti in una delle nostre ricerche, che ha coinvolto 1874 studenti (51% ragazzi e 49% ragazze) degli Istituti Comprensivi di Varese (Scuole secondarie di primo grado) e le classi quinte di alcune scuole primarie, da aprile 2018 a novembre 2019 [vedi grafico qui in basso]*, risulta che le persone adulte con cui i ragazzi preferiscono confidarsi sono i genitori (il 79% con la madre, il 64% con il padre), soprattutto in caso di problemi. Adulti esclusi, invece, i medesimi entrano più facilmente in relazione con i propri amici (75%).

Progetto Selfie: “Persone con cui i ragazzi si confidano”
I partecipanti al sondaggio hanno un’età media di 12 anni.

Cosa possiamo capire da ciò?

Innanzitutto è positivo che le figure di riferimento principali siano i genitori, con cui gli studenti evidenziano, tra l’altro, di trascorrere il tempo qualitativamente migliore della loro giornata, rispetto alla frequentazione con altri soggetti. Padre e madre, in effetti, dovrebbero sempre rappresentare un porto sicuro per i figli, soprattutto durante l’adolescenza, in cui la libertà di esplorare coincide spesso con il rischio di assumere comportamenti pericolosi: dal fumo delle sigarette, al consumo di sostanze stupefacenti, fino al gioco d’azzardo (per menzionarne alcuni).

Anche gli insegnanti avrebbero un ruolo fondamentale come figure di riferimento. I questionari restituiscono, però, un dato interessante: i ragazzi sembrano intimoriti da un eventuale confronto con i propri docenti. Una buona percentuale, infatti, alla voce “indica se e perché parleresti o meno con queste persone”, in riferimento alla possibilità di condividere una difficoltà personale con i professori, risponde: “No, mi vergogno”.

Ecco, il progetto Selfie suggerisce che è importante conoscere per relazionarsi (apprendere, in questo caso, la presenza di un timore degli alunni per capire come affrontarlo), ma anche relazionarsi per conoscere (impostare un dialogo accogliente per comprendere le specifiche motivazioni del disagio).

Orientarsi e fornire interventi adeguati, d’altronde, diventa più semplice quando si osserva il problema da diversi punti di vista: il questionario su cui lavoriamo è una bussola davvero affidabile.


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