La bellezza di sentirsi a casa

Photo by Arno Smit on Unsplash

Esiste qualcosa di più bello del sentirsi a casa? Della certezza di essere ascoltati, compresi, accolti, in qualunque momento e in qualsiasi circostanza? Possiamo definire “casa” il luogo che ci dà sicurezza, ma anche le persone con cui riusciamo a condividere tutto, senza timore. Di solito, quando parliamo di casa, parliamo di famiglia.

Oggi esistono tanti tipi di famiglia: il Progetto Selfie ha evidenziato la presenza di diverse figure di riferimento, nella vita degli adolescenti intervistati. Abbiamo chiesto ai ragazzi di specificare quanto tempo trascorrano con ciascuna di esse e quale sia il livello di qualità della relazione. La domanda sottintesa è: “con queste persone, ti senti bene?”

Secondo dati raccolti tra il mese di aprile 2021 e il mese di maggio 2021, su un campione di 878 studenti appartenenti agli istituti secondari di secondo grado CIOFS-FP Lombardia, i ragazzi trascorrono la maggior parte della giornata:

– con la madre (88%);
– con il padre (68%);
– con i fratelli o sorelle (69%).

La qualità del tempo trascorsa con queste figure risulta:

– con la madre: molto soddisfacente per il 24% degli studenti, moltissimo per il 55%;
– con il padre: molto soddisfacente per il 22% degli intervistati, moltissimo per il 40%;
– con i fratelli o sorelle: molto soddisfacente per il 20% e moltissimo per il 43%.

In generale, quindi, il rapporto con i familiari diretti è positivo.
Bisogna considerare, inoltre, l’esistenza di altre figure e realtà: nonni, zii, genitori acquisiti (compagno/a della mamma o del papà), o l’eventuale supporto di strutture esterne, come le case famiglia e le comunità d’accoglienza.

Sentirsi a casa: famiglia, amici, comunità

Come scritto all’inizio, ci si può sentire a proprio agio anche in contesti diversi dalla famiglia tradizionale che tutti conosciamo.
A volte, infatti, l’abitazione familiare può rivelarsi ben distante dal nido confortevole che ciascuno immagina.

Ciò accade quando si verificano episodi di violenza o abbandono, per esempio. Oppure quando si manifestano complicazioni di vario genere, legate a problematiche di dipendenza o salute mentale. In questi casi è opportuno affidarsi a professionisti specializzati e spazi in cui ritrovare la strada, la possibilità di una vita migliore, più sostenibile.

Molti adolescenti affermano di sentirsi a casa con i propri amici: e, spesso, diventano tali proprio gli operatori delle case famiglia e delle comunità terapeutiche che offrono accoglienza ai minori con disagi familiari o di salute.

La bellezza di sentirsi a casa risiede nella sensazione di essere accettati per come si è, sereni di riuscire ad affrontare le difficoltà in assenza di giudizio. Nessuna finzione, nessun espediente, nessun compromesso.

Non possiamo definire “casa” un luogo che ci chiede di essere diversi per compiacere delle aspettative, né sono affetti quelli che manipolano i sentimenti e le azioni. I ragazzi lo sanno bene e sono loro, per primi, a cercare il calore di una vera famiglia. Qualunque essa sia, ovunque si trovi. L’importante è che la porta del cuore sia aperta.


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